sabato 24 maggio 2014

LE OCCASIONI PERDUTE



Quando nel 1870 l'Italia venne unita sotto la bandiera sabauda, grazie all'ambizione di Cavour, il sud (annesso tramite i plebisciti forzosi di stampo garibaldino) guardò con diffidenza al potere centrale di Torino, e sviluppò una sotterranea resistenza al concetto di appartenenza allo Stato italiano, resistenza che - nel corso di questi 140 anni - ha assunto varie forme, alcune cruente - il brigantaggio - altre drammatiche - le mafie - altre meno evidenti.

Le responsabilità della mancata integrazione sono state analizzate molteplici volte e sono equamente ripartite fra l'occupante e l'occupato. Il primo, per non aver saputo coinvolgere adeguatamente il Meridione nel progetto di Stato Nazionale, il secondo per non aver creduto a questo progetto.

Oggi, a poche ore dall'apertura dei seggi elettorali, mi sorprendo ad accostare la Questione Meridionale con l'esperienza italiana all'interno dell'Unione Europea. La campagna elettorale, vituperata da più parti, ha evidenziato i limiti dei politici e degli elettori del nostro Paese, relativamente alla capacità di affrontare in modo costruttivo un dibattito che non riguarda le vicende politiche italiane, ma il ruolo di uno stato membro di un'unione sovranazionale.

Questi limiti indicano in maniera evidente che é prematuro per l'Italia appartenere ad una confederazione. Temi rilevanti ce ne sarebbero, primo fra tutti il senso di questa Unione.

Dare un indirizzo diverso all'aggregato di più nazioni, attualmente raggruppate in gregge da un'aristocrazia finanziaria ed imprenditoriale, é un argomento che da solo basterebbe a riempire i dibattiti politici per mesi. 

L'Unione Europea, così come é adesso, é proprio quello che vogliamo? 

E' possibile modificarla se non stravolgerla, con il fine di renderla più efficace, e trasformarla in un'entità unitaria che riesca a rappresentare sullo scenario mondiale un interlocutore solido per gli altri giganti della politica internazionale (Usa, Russia, Cina, Paesi Arabi, ecc.)?

Non é il caso di svincolarla dagli interessi di pochi, per renderla un organismo politico capace di affrontare in modo fattivo i problemi dei popoli ad essa appartenenti, attraverso politiche fiscali e sociali,  programmi di investimento a sostegno delle imprese, provvedimenti equi in materia di lavoro, di mutua assistenza fra i membri in modo che una Germania possa farsi carico (senza ricatti) della crisi greca o italiana? Il pareggio di bilancio é il Sacro Graal di questo Continente o possiamo passarci sopra cum grano salis?

Nessuno di questi temi ha costituito il tema centrale dei principali partiti, troppo impegnati ad individuare in questa campagna elettorale un poderoso pulpito dal quale iniziarne una più lunga che porterà alle elezioni politiche di chissà quando, fra faide, minacce, false promesse e scandali divenuti ormai ordinari nella loro puntualità.

Il fatto che sia stato un greco, Alexis Tsipras, a rappresentare in Italia l'unico attore capace di sollecitare - pur ostracizzato dai media italiani prezzolati da PD e FI - l'elettorato su temi congruenti con il voto che dovremo esprimere domani, la dice lunga sulla maturità del cittadino italiano sul suolo europeo.

D'altra parte, tale diffidenza, o tale disinteresse, ha come concausa (oltre all'ottusità individualista dell'italiano) l'atteggiamento rigido dei parrucconi che siedono a Bruxelles, insensibili burattini nelle mani della finanza europea, burocrati orientati ad assecondare le richieste di imprenditori e banchieri che hanno come obiettivo l'estensione del mercato globale a tutti gli Stati del vecchio continente, terreno di sfruttamento e colonizzazione commerciale.

Prodi, per l'Italia, é stato quello che Cavour ha rappresentato per il meridione. Ci ha trascinati in Europa, senza curarsi se prima avessi sviluppato gli anticorpi per sopravvivere in questa Unione.

E così l'Italia si ritrova un elettorato ignaro, confuso e smarrito, e una classe politica inadeguata: finirà che manderemo in Belgio una truppa di personaggi più o meno noti, quasi tutti raccomandati, assolutamente incapaci di tutelarci e di rappresentarci.

L'ennesima occasione sprecata.

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