lunedì 9 giugno 2014

IL FARDELLO DELLA DEMOCRAZIA




Belli i tempi in cui la sinistra, parlando di spinelli, si riferiva alle care vecchie canne chiedendone la liberalizzazione. Se ne fumavano un sacco nei decenni passati, e le idee fioccavano abbondanti, colorate, piene di utopia e di vigore. Trenta e più anni dopo, complice l'apparente benessere economico che ha cancellato il proletariato, complici gli smartphone e le altre diavolerie che hanno imbesuito la gioventù studentesca imbrigliata in uno scomodo ruolo di ottuso target del marketing, complice la caduta del Muro di Berlino che ha smascherato le pecche clamorose del Socialismo reale, la Sinistra italiana si ritrova depressa e ingrigita, e al potere non vuol più mandare la fantasia, bensì Matteo Renzi.


Capita allora che quando a sinistra si parla di Spinelli si usi la S maiuscola, e ci si riferisca ad una tale Barbara, attivista politica schierata da Lista Tsipras per l'Europa per convogliare i voti dell'elettorato rosso che - non riconoscendosi nel PD del putto fiorentino - cercava una figura di rilievo in cui riconoscersi. O tempora o mores, si direbbe. Se una volta c'erano i Pajetta, i Berlinguer, i Nenni, gli Ingrao a catalizzare le passioni progressiste, adesso dobbiamo accontentarci di una figlia d'arte dell'antifascismo, se così la vogliamo definire. E va be'.


Barbara Spinelli aveva accettato la candidatura anticipando, tuttavia, che una volta eletta avrebbe rinunciato al seggio di Strasbourg (Domine non sum dignus). Ora, però, che quel seggio ha scritto il suo nome, staccarsene diventa più difficile e l'attrazione della poltrona si fa sentire. La sua riluttanza a mantenere la promessa data ha scatenato in Sel un parapiglia sinceramente sproporzionato alla questione, che ha mosso ulteriormente le acque già agitate da quel grande opportunista di Migliore, deciso a traghettarsi - da solo o con una corrente scissionista - sul carrozzone plebiscitario del PD.


Lasciando perdere le vicende dell'ultimo baluardo rosso in questa Italia neodemocristiana, quello che trovo stridente nella vicenda é il fatto che sia concesso candidarsi ad un seggio a chi abbia già dichiarato la propria intenzione di non accettare il mandato.

Attraverso il voto, coscientemente o (come spesso accade in Italia) in totale assenza di consapevolezza, l'elettore affida un incarico di rappresentanza ad un candidato che si iscrive alla lista proprio per ricevere quel mandato ed esercitarne le facoltà.


Il nostro sistema elettorale, la nostra democrazia, sono già sufficientemente vulnerabili per poter reggere anche l'idiozia di giochetti di tale genere. Non servono formule astruse, per risolvere il problema della rappresentanza. Che sia con il Mattarellum, col Porcellum o con qualunque altra legge elettorale, sarebbe sufficiente impedire le candidature multi-circoscrizionali, le candidature-bandiera, le rinunce anticipate e tutto il ciarpame propagandistico che da troppo tempo vediamo, per ridare un minimo di credibilità e vigore a questa istituzione che nel resto d'Europa viene vissuta ancora con una certa partecipazione.

Marco Pannella (un altro che di spinelli con la s minuscola se ne intendeva alla stragrande) aveva messo a nudo i difetti del sistema elettorale così come istituito in Italia facendo eleggere in parlamento gente improponibile, come Cicciolina, Moana Pozzi e Toni Negri. Non che Cicciolina non abbia o non avesse il diritto di sedersi sugli scranni del Parlamento. Semplicemente Pannella voleva dimostrare - con i soliti metodi plateali che gli sono propri e del quale dobbiamo essergliene grati - quanto poca attitudine alla democrazia avesse l'elettore medio italiano.


Le battaglie per il suffragio universale sono state cruente e hanno anche richiesto sacrifici di vite. Ora, non senza averci riflettuto coscienziosamente, mi domando: meritava - il popolo italiano - una tale battaglia, un tale sacrificio? Era il caso di dare un potere tanto rilevante a gente che va al mare quando ci sono referendum importanti, che vota a casaccio, che detiene il record di astensionismo nei paesi civilizzati, che vota dei pregiudicati, che si fa comprare con il voto di scambio, che ha eletto cantanti, calciatori, attricette, non sulla base delle loro proposte ma semplicemente sulla base della popolarità?

A volte penso che si renda necessario un test attitudinale per ammettere al voto l'italiano. Un test che evidenzi un minimo di informazione, di interesse, di senso di responsabilità, di senso civico. In questo modo si scremerebbe quella parte di elettorato che esprime un voto, sì libero, ma "dannoso" in quanto non partecipe, non responsabile, non consapevole. E si tutelerebbe chi coscientemente partecipa alla democrazia e quindi la difende e rafforza.

Spesso si ritiene la democrazia un valore assoluto e - in linea puramente teorica - credo che sia vero. Tuttavia, la democrazia non é un oggetto, un accessorio di cui un popolo si può dotare. La democrazia é uno stato, una condizione determinata da uno specifico atteggiamento del popolo stesso, qualcosa di cui esso é capace di dotarsi, che é capace di gestire e di cui deve costantemente rendersi meritevole. Diversamente si innescherebbero, come nella storia si sono sempre innescati, meccanismi autoritari. Questa lezione della storia é dura da capire per il distratto elettorato italiano.

In definitiva credo che sia giusto che Barbara Spinelli abbia accettato di onorare il mandato elettorale, anche se resta controversa la questione delle ragioni per cui abbia cambiato intenzione dopo il voto.

Nel frattempo c'é da augurarsi che a più di 150 anni dalla nascita dell'Italia, gli italiani comincino a scoprirsi tali.

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