venerdì 13 giugno 2014

ORDEM ET PROGRESSO



La voce del padrone - In un articolo apparso oggi sul Corriere della Sera, Rocco Cotroneo, corrispondente da Rio de Janeiro e firma scelta del quotidiano di casa Elkann per seguire i mondiali brasiliani di calcio, racconta con un certo fastidio degli incidenti occorsi a San Paolo prima della cerimonia inaugurale. Il titolo dell'organo ufficiale della massoneria finanziaria ed industriale italiana é già eloquente: la protesta é minoranza. Affermazione, che - parafrasata - suona più o meno così: quei pochi scocciatori piantagrane non ci distoglieranno dal mondiale. Tornino a casa e ci lascino in pace. Il tono dell'articolo é simile al titolo: le ragioni della protesta vengono minimizzate, messe in cattiva luce, strumentalizzate ai fini della propaganda antisociale.

E' abbastanza logico che il quotidiano più morbosamente affascinato dal potere veda con indifferenza od ostilità le manifestazioni rabbiose di chi ogni giorno deve fare i conti con la povertà e che é costretto ad assistere senza voce in capitolo ad un clamoroso spreco di denaro pubblico che sicuramente avrebbe potuto essere impiegato in modo più utile e sociale.

Da sempre ci sentiamo dire che le grandi manifestazioni sportive, i Mondiali di calcio, le Olimpiadi, i Gran Premi di Fomula Uno, sono eccellenti opportunità per diffondere il benessere nel paese a cui vengono assegnate. E chi approfitta di queste occasioni per portare sotto i riflettori temi di malessere sociale va isolato, ignorato, allontanato.

Balle.

In qualunque Paese siano stati organizzati questi eventi, non é stato il popolo a beneficiarne. A parte un lavoro a tempo determinato e mal retribuito, estremamente rischioso e privo spesso delle adeguate misure in ottemperanza alle normative per la sicurezza sul lavoro, l'economia del popolo senza voce non é decollata. Gli ingenti flussi di denaro si sono dissolti in mille rivoli finiti nelle tasche di politici, costruttori, business-men, e compagnia bella: loro sì una minoranza con nelle mani il grosso della torta.

Alla fine, sono rimaste enormi cattedrali nel deserto e infrastrutture abbandonate, monumenti allo spreco che suonavano come schiaffoni sul viso di chi aspetta ospedali, treni, scuole e tutto il resto.

Senza contare i nove morti sul lavoro, sacrificati per creare stadi che dopo il mondiale risulteranno sproporzionati alle esigenze reali.

Un effetto-leva che ha ogni volta ridefinito in modo iniquo la distribuzione della supposta ricchezza.

Ma, ci spiega Cotroneo, questi poveracci devono starsene buoni, non intralciare la festosa macchina propagandistica dei regimi che usano gli eventi sportivi per imbesuire le folle. E in ogni caso sono minoranza, e quindi - essendo minoranza - le istanze che esprimono non hanno significato alcuno.

Un segnale coerente da parte di un giornalista pagato da quello stesso gruppo industriale e finanziario che muove le fabbriche dall'Italia al Brasile, per sfruttare (perché sfruttare é la parola giusta) la manodopera di operai specializzati e sottopagati, per creare surplus.

Il calcio di inizio c'é già stato, e - ovviamente - lo spettacolo (perché il calcio é uno spettacolo meraviglioso dal Maracanà all'Oratorio della Bareggia di Lissone) e tutto viene dimenticato.

Ma sarebbe bello che chi viene pagato per esprimere e creare opinioni, avesse l'onestà ed il coraggio per dire qualcosa di meno subalterno. Ma é inutile aspettarsi coraggio da piccoli cagnolini addomesticati.

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