giovedì 5 giugno 2014

QUEL CHE RESTA DELLA NOTTE



Sul risultato delle recenti elezioni politiche sono state profuse analisi e considerazioni senza che, a mio parere, si riuscisse a cogliere l'essenza di ciò che questo voto ha significato, in Italia.

Trovo ridicolo, per esempio, il De Profundis recitato per la sconfitta del vecchio Po(po)lo della Libertà. Se sommiamo i voti di Forza Italia, Nuovo Centro Destra, Lega Nord, Fratelli d'Italia e, se vogliamo, anche UDC, scopriamo che un italiano su tre ancora prova nostalgia per la stagione berlusconiana. Se consideriamo che - in questa campagna elettorale Silvio Berlusconi non ha fatto propaganda e non ha potuto candidarsi in ogni singola circoscrizione come di solito fa, é bene realizzare che quest'area politica avrà purtroppo ancora qualcosa da dire, sulla scena futura. Rassegnamoci.

Se sommiamo questo dato con quello, ancora più fastidioso, che ha premiato il Partito Democratico senza che questo esprimesse una linea politica, una posizione ed un disegno precisi a proposito dell'Europa che vuole, allora capiamo che il problema dell'Italia é che il 70% della popolazione italiana é composto da indifferenti egoisti, che mirano con cinismo al proprio minimo tornaconto, ad 80 Euro posticci in busta paga, a facili raccomandazioni, a ciance da bar di un ragazzino che sbandiera la vaga idea di un rinnovamento patetico. Un 70% slegato da ideali elevati e incapace di guardare fuori dal proprio orticello.

Questa massa indifferente e cinica eleva la classe politica su un piedistallo, che é anche un pulpito, ma pure un patibolo. La investe di un potere assoluto e smodato, la deresponsabilizza non chiedendole per lungo tempo conto di ciò che fa. E in seguito è pronta ad imputare ad essa tutti i mali del mondo ogniqualvolta qualcosa non funzioni. La massa chiede favori, raccomandazioni, preferenze alla classe politica. Le offre bustarelle e regalie. Ma é in seguito severa a puntare il dito quando un appartenente a questa stessa classe, viene colto con le mani nel sacco o viene accusato di corruzione.

Ogni nazione é composta da Stato, Territorio e Popolazione. L'equilibrato mix di queste tre componenti crea una Nazione funzionante. In Italia questo equilibrio non si é mai verificato. Questo disequilibrio ha creato un'entropia morale dalla quale si é formato un blocco di potere, che attualmente é composto dal PD, da FI e da NCD, e che spogliandosi di ogni ideologia, mira semplicemente al profitto proprio e dei propri rappresentati. Un blocco di potere che ha saputo cogliere le mediocri esigenze proprie dell'individualismo e ha offerto al proprio cinico elettorato il nutrimento minimo ma sufficiente per fidelizzarlo e renderlo massa manovrabile per gli interessi di finanza e industria, i veri vincitori di queste elezioni.

Dall'altra parte, c'é un movimento dall'aspetto rozzo, ancora difficilmente collocabile. Il M5S. Si é parlato del risultato di M5S come di una sconfitta, e questo mi fa ridere ancora di più. Stiamo parlando di un movimento nato da 1 anno o poco più, che non appartiene all'establishment e che quindi non ha avuto l'adeguato sostegno dei media. Eppure ha rastrellato il 21% dei voti. Non mi sembra poco.

Piuttosto che stigmatizzare o deridere le uscite di Grillo e dei suoi seguaci, sarebbe opportuno capire quali istanze muovano quel 21% di elettori. Sottovalutare i fenomeni populisti é sempre stato segno di arroganza e di miopia dei partiti di potere: non tutto ciò che arriva dal Movimento Cinque Stelle é fanatismo; chi volesse davvero colmare alcune lacune di questo paese, farebbe bene a prenderne in considerazione le proposte, quantomeno a valutarle.

Resta, infine, una sinistra fragile e autolesionista, che - nel vano tentativo di trovare un proprio leader carismatico, si perde in mille rivoli di particolarismo inutile, perdendo di vista l'obiettivo e i voti. 

E il carro del vincitore guidato da Matteo Renzi sta sfilacciando la piccola brigata rossa che meglio degli altri si era distinta in queste consultazioni europee, per argomenti e attivismo: peccato, perché sembrava poter rappresentare, nel terreno politico contemporaneo, un seme che, seppur isolato e piccolo, poteva dare alla lunga dei buoni frutti progressisti.

Tuttavia, ciò che sta succedendo in Sel é paradossale ed emblematico: sta per realizzarsi una scissione in nome di Barbara Spinelli, una Carneade della politica, candidatasi (sembra) per collettare su di sé i voti necessari per far fare alla lista Tsipras il salto nell'iperspazio del 4%. Aveva dichiarato di voler rinunciare al mandato a fine elezioni, ora sembra lusingata dal richiamo di Bruxelles.

La libido del potere contagia tutti, per breve e modesta che sia tale libido.

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