martedì 12 agosto 2014

CARELESS WHISPERS (Racconto pornografico adolescenziale)*




Due colpi di batteria e poi il sassofono si strozzava impazzito come se si stesse lamentando.

La voce di George Michael usciva dagli altroparlanti e riempiva la piccola sala rivestita di legno: era "Careless whisper", e la conoscevo bene, perchè in quel periodo si sentiva su tutte le radio.
Le mie compagne al liceo la cantavano sempre all'intervallo e avevano le parole scritte sui loro diari.


Io stavo seduto sul divano, chiedendomi perplesso perché quel tipo così strano, con la barba e i capelli sbiondati e due grossi orecchini d'oro ai lobi, facesse tanto impazzire le mie compagne di scuola: nel video che trasmettevano a Dee Jay Television era addirittura conteso da due donne grandi, una bionda e raffinata con l'aria un po' triste, e una bruna che andava in giro con lui su un motoscafo, con lo sguardo fisso verso il mare. E la bionda era gelosa della bruna, capito?


Va be', comunque in fin dei conti, quella canzone aveva un senso e stava bene insieme alla neve che cadeva oltre i vetri, e le lucine di Natale appese al balconcino della villetta.

Valeria era di là, in bagno. "Vado a prepararmi" aveva detto.

Ma non avevo capito tanto bene cosa dovesse preparare. Cioè, mi sembrava già bella così, quando in sala giochi mi aveva detto che - siccome i suoi genitori erano andati a cena da amici - aveva la casa libera e quindi, se volevo, potevo andarci.  Io le avevo risposto "certo, va bene" anche se stavo giocando a flipper e la partita non mi stava andando affatto male: stavo quasi per battere il record di Pinball Champ, il record che aveva stabilito Fax, capito? Quello con la maglietta degli Iron Maiden e la fascetta di spugna sul polso, e che piaceva tantissimo alle ragazze della mia compagnia. 

Sinceramente mi arrabbiavo quando le mie amiche dicevano che Fax era bello. Sembrava uno zombie, sempre vestito di nero, con quei pantaloni stinti, e i capelli lunghi calati sugli occhi.

Anche Valeria, una volta aveva detto "Me lo farei" e io avevo sentito una specie di nodo allo stomaco, perchè mi sembrava una profanazione che lei fosse disposta a mettersi insieme a quello scheletro metallaro, così rozzo e prepotente.

Il mio amico Fabrizio diceva che alle ragazze piacciono quelli così, che allungano le mani e baciano con la lingua, anche se fanno finta che non sia vero e fingono di arrabbiarsi se tu tocchi loro il culo o le tette.

Ma io non volevo crederci, perchè io credevo che le ragazze fossero come angeli, e gli angeli non amano farsi toccare.

Mi rimbalzava nelle orecchie la parola rispetto, che il parroco ripeteva sempre.

E Fabrizio mi prendeva in giro, perchè diceva che invece sono esattamente come noi, e hanno le stesse voglie, e come noi vanno anche in bagno, e sudano, e al mattino hanno l'alito pesante. Tutte, compresa Valeria, diceva lui.

Va be'. Comunque Valeria era carina, con questi capelli ricci e neri, e le tette grosse. Certo, non era bella come la sua amica Laura, che era bionda e - anche
se aveva le tette più piccole - aveva un modo di camminare che mi piaceva moltissimo; e poi d'estate aveva dei sandali - che lei chiamava "alla romana" - che quando li metteva io non riuscivo più a toglierle gli occhi dalle gambe.

E in definitiva, a me le tette grosse non sono mai piaciute! 

Ma Laura non era venuta a Bratto quell'inverno, era andata a Cortina dal suo nuovo ragazzo, uno più grande, che aveva la moto Honda e faceva le gare di sci e aveva la casa lì.

Cioè, io ero arrivato in montagna contento perchè l'avrei vista, poi avevo visto Annalisa, la sua sorella più piccola, che mi aveva detto di Cortina e di tutto il resto. E mi ero incazzato, capito? Non incazzato, ma ci ero rimasto male, speravo di invitarla alla festa di Capodanno che volevamo fare nella casa sopra quella del parroco. 

E lei era a Cortina, fanculo!

Così ero andato a sfinirmi di Pinball Champ e avevo cercato di non pensarci più.
- A cosa stai pensando? - Valeria era uscita in silenzio dalla camera e mi aveva quasi spaventato. Si era messa il lucidalabbra e un fiocco bianco a legarle i capelli.
- A niente...ascoltavo la canzone.
- Adoro questo disco, me lo hanno regalato i miei zii per natale. Ti piace?
Si sedette sul divano e io percepii il suo profumo di fragola, come se fosse una Big Bubble. E anche in bocca sapeva di Big Bubble: lo dico perché all'improvviso mi ritrovai le sue labbra appiccicose di fragola stampate sulla bocca.
Si era messa a cavalcioni su di me. Le sue tette, davvero grosse, si schiacciavano contro il mio petto.

Pensai a Fabrizio e a quello che mi diceva sempre, e provai - non senza un certo impaccio - a metterle le mani sui fianchi e a baciarla.
Sì, non è che fosse un gran bacio, muovevo le labbra avanti e indietro, come avevo visto fare nei film. Indiana Jones baciava così la sua ragazza, quella che beveva un sacco di grappini senza ubriacarsi: la baciava così, o almeno credo. Perché ad un certo punto Valeria si è staccata e mi ha detto:
- Perchè non provi ad aprire la bocca?
Pensai "fanculo Fabrizio" e aprii la bocca e tirai fuori la lingua: all'inizio fu un po' strano, perchè pensavo che mi avrebbe fatto schifo sentire in bocca la saliva di un'altra persona. E invece mi sbagliavo, perché era bello e adesso non avevo più voglia di smettere; anzi le strinsi le mani sulle tette. Valeria faceva dei versi strani, come dei mugolii e cominciai a credere che Fabrizio avesse davvero ragione. 

Valeria si staccò dalla mia bocca - e sono sicuro di aver intravisto uno sguardo soddisfatto nei suoi occhi: forse l'avevo baciata davvero bene. Forse le piaceva che le avessi toccato le tette.

Forse Fabrizio aveva davvero ragione, no? E allora il parroco dell'oratorio si sbagliava di grosso!

Comunque, si slacciò la camicetta e scivolò fra le mie gambe. Prima che riuscissi ad immaginare o a sperare qualcosa, mi aveva già aperto i jeans. Incredibile vedere come fosse abile a slacciare i bottoni dei miei levi's: cioè, io ci mettevo sempre un sacco e invece a lei era bastato davvero poco e adesso aveva già la mano nella mia patta.
E mi guardava, e le sue labbra luccicavano, non so più se per il lucida labbra alla fragola o per i miei baci.
E poi sentii che mi aveva tirato fuori l'uccello e poi lo aveva messo in bocca.
Era la prima volta che...insomma, la prima volta che una mi prendeva in bocca l'uccello.
Una volta avevo visto un film porno, a casa del mio compagno di banco che nascondeva le cassette porno dietro ai film di Walt Disney della sorellina, così che dietro agli "Aristogatti" c'era "Moana e Cicciolina ai Mondiali".

Insomma, c'era questa svedese - cioè, credo fosse svedese, perché era bionda alta e sembrava proprio una svedese - che se lo infilava in bocca, quasi fino in gola, o forse davvero fino in gola.
E mi chiedevo se i denti di lei non facessero male all'attore. Beh, adesso potevo dirlo: i denti non si sentivano proprio! Sentivo solo la lingua e le labbra di Valeria. E mi piaceva.

Ma era davvero molto più bello di quando lo prendevo in mano io. A dire il vero, era bello anche quando lo prendevo in mano io, e chiudevo gli occhi e pensavo a Laura e mi immaginavo di essere in camera dei suoi genitori, sotto le lenzuola e di averla nuda sotto di me.
E poi non immaginavo più niente, perchè non serviva più. Insomma, mi sono spiegato, no?

Ecco, comunque la bocca di Valeria era molto meglio della mia mano, e sentivo il suo respiro sulla mia pancia.
E poi è successa una cosa strana, perchè mi è venuta in mente Laura e le sue gambe sottili nei sandali alla romana e ho immaginato di correrle dietro in un prato e di raggiungerla e di saltarle addosso e di baciarla, e poi sono sprofondato in una vertigine buia chiusa a spirale nei miei occhi serrati, mentre un formicolio mi partiva dal basso-ventre e si arrampicava lungo l'uccello. Cercai di dire qualcosa, tipo:

- Valeria...sto per... - ma Valeria non si fermava, anzi accelerava, mi spiego?

Anzi, a pensarci bene, mi rispose qualcosa come "mmmghh" che non capii bene cosa volesse dire, ma mi sembrava detto con un tono rassicurante, per cui mi rilassai sul divano e la lasciai continuare.
Non a lungo però, perchè dopo poco sentii che il formicolio stava aumentando e involontariamente mi misi a muggire, sì, muggire come un toro prima di incontrare El Cordobes e poi esplosi.
Le labbra di Valeria, quando si rialzò, erano ancora lucide, e non sono certo che fosse il lucidalabbra alla fragola.

Aveva il fiatone, e sorrideva, e i suoi occhi scuri erano vispi e luminosi.
Guardò l'ora e disse "Adesso vai, altrimenti i miei ti vedono qui".

Mi ritrovai per la strada, a canticchiare "Careless Whisper", camminando all'indietro per vedere l'impronta del carroarmato delle mie Timberland sulla neve fresca. Prima o poi l'inverno sarebbe passato, e io mi sarei ritrovato di nuovo lì, e forse avrei trovato anche Laura...







*Racconto già pubblicato su ISR nel 2008 a nome DarkS

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