giovedì 7 agosto 2014

E LA CHIAMANO ESTATE



L'afa é tale da aver trasformato l'aria in un vetro smerigliato spesso e opaco a coprire la spiaggia che sfuma con uniformità nel mare. Un mare piatto, blu, privo di onde. Poche nuvole candide galleggiano basse senza apparire incombenti. Ma ho l'impressione che - se alzassi la mano - potrei toccarle.

Gli ombrelloni e i lettini sono perfettamente allineati dalla mano paziente e meticolosa di un bagnino solerte, che ora sonnecchia sulla sua seggiola, cullato dal lento rumore della risacca. Nemmeno un filo di vento rompe l'equilibrio di questa mattina placida e pigra.

Un classico bar sulla spiaggia, dal sapore antico: un bancone in acciaio, un lungo specchio alle spalle, pizzette e panini nella vetrina; cedrate, tè freddo e coca cola. Una scatola di Goleador sulla sinistra, un espositore pieno di sacchetti di patatine San Carlo, sulla destra. Il profumo di caffè levita nella fresca penombra, mentre dagli altoparlanti della filodiffusione proviene musica italiana datata; molto datata, direi: canzonette anni sessanta, con un vago retrogusto evocativo.

In questo scenario, una coppia si inoltra discreta e silenziosa, come se fosse estranea a tutto, estranea agli altri bagnanti, estranea a sé stessa.

La ragazza é bassa di statura, pallida, con lunghi capelli neri e lisci; gli occhi, che voglio immaginare piccoli, scuri e privi di luce, sono nascosti da vistosi occhiali D&G. Indossa un camicione bianco che la disegna sulla vita e i fianchi. Non trasmette emozioni, si muove fluida ma priva di intenzioni, trattenendo sulla spalla un'ampia borsa di paglia.

Il ragazzo pare uscito da Harvard, con quel taglio vagamente kennediano al quale ha sottomesso i capelli castano chiaro: rasati ai lati del capo e sulla nuca, un folto ciuffo sulla fronte. E' ben nutrito, e il volto abbronzato é illuminato da un sorriso un po' ebete, che non manifesta gioia, quanto piuttosto assenza di pensiero. Sotto il braccio destro regge un plico di giornali, il Corriere della Sera, Auto Capital, Il Mondo (finanziario), Panorama.

Camminano silenziosi sulla passerella in legno fino alla sabbia. Prendono posto al loro ombrellone. Non parlano. 

Lei con sommessi mugolii da micetta autoritaria gli indica la posizione del suo lettino. Scuote la testa un paio di volte, insoddisfatta. Infine annuisce.

Lui esegue sorridendo con la fierezza di un solido maschio alfa che si prende cura delle necessità della propria femmina. Il lettino ora é completamente esposto al sole e lui invece può tornare all'ombra.

Lei si siede, fruga nella borsa, sceglie la crema solare, si increma il viso, le braccia, le gambe secche e bianchicce.

Lui si abbandona sulla sedia a sdraio, si batte le mani sulle cosce poderose. Osserva il mare, sorridendo soddisfatto. Tutto in lui esprime ottusa soddisfazione. Annuisce, inspira dalle ampie narici. Si sistema i Ray Ban modello vintage, con il profilo di metallo chiaro che contorna la parte inferiore della lente e le stanghette tartarugate. Passa la mano fra i capelli del ciuffo bostoniano. Pochi pensieri gli attraversano la mente. Gioca con le dita sul vistoso Rolex in oro e acciaio.

Lei si sdraia al sole. Sospira. Il ventre piatto si muove lentamente. Arriccia le labbra ed emette un mugolio annoiato.

Lui sfoglia il magazine automobilistico, sembra interessato alle prove su strada del nuovo Porsche Cayenne. Aggrotta la fronte e la bocca si storpia in un broncio perplesso.

Lei si mette a sedere. Percorre la pelle dello stinco con la punta dell'indice. Sembra contrariata. Alza il capo e getta lo sguardo verso il mare, quasi indispettita da quella visione. Si distende sul ventre, slaccia il top del costume. E sospira.

Lui ora sta sfogliando il Corriere della Sera. La pagina economica, rapidamente. Poi la cronaca italiana. Infine, un'intervista ad Erick Thohir, presidente dell'Inter. Il grugno si distende in sorriso.

Lei si é di nuovo messa a sedere. E' chiaramente inquieta. Si sta levando dei punti neri, desolata dall'evidenza di questa necessità. L'attività sembra rasserenarla, le sue labbra sono meno serrate, quasi si si distendono in un sorriso.

Lui ora sta sfogliando Panorama, legge l'occhiello di un articolo sul patto del Nazareno, non si sofferma troppo. Passa altre pagine, trova un articolo che gli pare interessante: parla delle wags, le compagne gnocche dei calciatori più in voga. Si abbandona allo schienale e si immerge nell'interessante lettura.

Lei si alza, sorpresa di essere riuscita a compiere quel gesto. Pochi passi guardinghi sulla sabbia rovente, e giunge sulla battigia, entrando in acqua fino a metà polpaccio. Si accarezza il ventre, controllando il tono degli addominali e l'assenza di adipe. Si volta, dando le spalle al mare, cercando con lo sguardo il compagno. Resta immobile a fissarlo. 

Lui non si accorge di quella richiesta di contatto visivo, preso com'é dalle misure di Abigail Clancy. 

Lei scuote il capo e amplia l'osservazione al resto della spiaggia.

Bambini che corrono e sguazzano nell'acqua, anziani che trotterellano sulla riva tenendosi per mano: si muovono verso una meta più distante. Adolescenti in pieno corteggiamento. Gruppi di adulti che chiacchierano stando a mollo nell'acqua tiepida. Voci, schiamazzi, rumori, risate, urla. 

Vita.

La ragazza torna ad osservare il proprio lettino vuoto, distante, troppo distante, dall'ombrellone e dal ragazzone ipernutrito ed ipersorridente. E la spiaggia é improvvisamente deserta.

E la chiamano estate.

1 commento: