giovedì 22 gennaio 2015

JE (NE) SUIS (PAS) CHARLIE



Credo che alla drammatica vicenda di Charlie Hebdo sia stato dato un peso ideologico di gran lunga superiore quanto meritasse. E' una grandissima tragedia umana, e qui tutti sono d'accordo. Che tuttavia nulla ha a che fare con la libertà di espressione e con la lotta al terrorismo. 

E dico per fortuna, perché altrimenti dovremmo confrontare la libertà di espressione dei vignettisti con la libertà di culto e la legittima aspettativa che tale culto venga rispettato anche dai laici.  

I vignettisti di CH sono stati uccisi da un gruppo di fanatici cresciuti ed educati all'odio verso l'Occidente. Un odio che l'Occidente stesso non ha aiutato a dissipare, nel corso di secoli di ingerenza e sfruttamento.

Nelle ore immediatamente successive a quell'assurda strage, abbiamo assistito alla solita retorica simbolizzazione dell'evento: una simbolizzazione che ha - come sempre succede - privato di sostanza la morte di una decina di persone, trasformandola in fenomeno di costume.

Tutto diventa slogan. Tutto diventa strumento di propaganda. Tutto é utile per ottenere visibilità. La Francia intera é stata rivestita dei panni di Marianne la Martire, in prima linea contro il terrorismo.

Ma quando mai? La Francia non può dirsi schierata contro il terrorismo solo perché milioni di cittadini hanno fatto quattro passi in giro per una delle più belle città del mondo. La Francia, intesa come il Governo francese, non si é mai schierata contro il terrorismo. Una marcia non significa niente. Essere contro il terrorismo significa esserlo sempre, e non a seconda delle zone geografiche e degli interessi economico-politici che si intendono perseguire. La Francia é attiva in molti Paesi, con operazioni destabilizzanti di determinati regimi. E non sempre queste attività destabilizzanti sono svolte per fini libertari (anzi, diciamo pure quasi mai), né vengono svolte con modalità pacifiche. Marciare recitando slogan, sbandierare cartelli spavaldamente conformisti, non salva una vita una dalla morte per terrorismo. Nessuno jihadista si é sentito spaventato o colpito da quella marcia che, nel migliore dei casi era animata dall'emotività del momento, nel peggiore da un opportunismo anche cinico.

Vorrei poter individuare più temi, anche se nel caso di CH sono intrecciati. La libertà di culto, la libertà di stampa, il terrorismo, il valore effettivo della satira.

Quello che hanno fatto i fondamentalisti é inaccettabile, e credo che le vignette fossero solo un pretesto per scegliere un obiettivo. 

Dall'altra parte mi chiedo quale sia la necessità di offendere le religioni altrui: come se - da parte degli atei (o agnostici, fate voi) - ci fosse una specie di complesso di superiorità che li spinga a compatire con lo strumento dell'ironia chi pratica un culto. Detesto le guerre di religione, non si forza nessuno a credere o miscredere un Dio: la religione tocca la parte più intima di un individuo, e ognuno é libero di credere al Dio che vuole. La satira religiosa mi risulta sgradevole e inutile: proprio chi é ateo dovrebbe capire la necessità di non discutere un credo: chi non vuole che gli sia imposto un dogma, dovrebbe non imporre il dogma dell'ateismo.

Dov'é il valore di una vignetta che dice che "il Corano é merda"? O che credere ad un Dio risorto é da idioti?

E' satira? E se é satira: che contributo dà al dibattito sui fondamentalismi religiosi di qualunque matrice siano? Ho letto da qualche parte che la satira, per essere vera deve essere scomoda e sgradevole. D'accordo; ma la mia domanda, altrettanto scomoda e sgradevole é: a cosa serve la satira? Crea un po' di scalpore, fa sorridere; tuttavia non scardina le dittature, non mette in difficoltà - se non superficialmente - i potenti. Non dice nemmeno la verità, essendo solo una storpiatura di una realtà precostituita. Ed é questo il punto: la verità rovescia le dittature, non certo la satira, che - anzi - offre un contentino effimero all'oppresso che può per un momento ridere del tiranno per poi ricominciare a subire.

Giancarlo Siani era un giovane reporter che non sapeva far satira, ma sapeva benissimo raccontare la verità: lui sì, era scomodo, e infatti la camorra lo ha ammazzato. 

I giornalisti da salotto buono che si sono fatti ritrarre con la scritta "Io sono Charlie" inneggiando al diritto di satira e alla libertà di pensiero e di parola, cosa rappresentano in questo contesto italiano in cui televisioni e giornali sono completamente asserviti ai notabili di politica e finanza? Fazio e compagnia non sono certo Charlie: sono piuttosto degli avvoltoi del conformismo mediatico, pronti a saltare su qualunque carro in nome della propria visibilità. Per poi continuare a genuflettersi con il potente di turno alla faccia della libertà di pensiero.


Sullo sfondo, troppo sullo sfondo, resta una questione che andrebbe capita e risolta. Quella dell'odio di certe parti del mondo per l'Occidente. E la reciproca paura, che in Europa si concretizza nel timore di perdere tutto ciò che, a livello di progresso del pensiero prima ancora che economico, l'Occidente stesso é riuscito a raggiungere: la libertà di pensiero, di costume, il rispetto per la vita e tutto ciò che rappresenta il bello della civiltà occidentale.

Senza che venga chiamata in causa l'orrenda parola "colpa", credo che l'Occidente qualche responsabilità nella mancata evoluzione del Medio Oriente o dell'Africa ce l'abbia. In un certo senso, l'Occidente ha nutrito la propria crescita approfittando dell'arretratezza culturale di quei posti. 

L'incoerenza mediorientale fra cellulari o armi, e assenza di fogne, l'ha provocata l'Occidente con accelerazioni discontinue che inevitabilmente il Terzo Mondo ha dovuto subire. 

Io credo che i fondamentalismi richiedano non una rivoluzione, ma una evoluzione di pensiero. 


L'Occidente, per essere ciò che é - ossia una terra di pensiero tutto sommato evoluto - ha avuto bisogno di tempo. Nel 1300 si bruciavano le streghe, come adesso in Afganistan si lapidano le donne. 


Ora da noi si sta sviluppando - lentamente, peraltro - una cultura del rispetto. Ma il tempo di crescere in modo autonomo, oggi, non si vuole dare a chi é indietro: é più facile trasformare la Nigeria, l'Iraq, eccetera, in un mercato da riempire con beni di consumo occidentali. In questo modo si creano degli scompensi.


Il pensiero e la cultura non si iniettano, non si impongono, tanto meno quelli democratici. Si lasciano maturare, con l'esempio e l'insegnamento, sperando che diano frutti.

3 commenti:

  1. Su questa vicenda ci hanno marciato tutti.
    Da Fazio – fulgido esempio di radical chic da prendere a pedate in culo dalla mattina alla sera – fino ad arrivare ai vari Salvini e Le Pen – commovente e struggente vederli abbracciati - che con la loro bieca propaganda raccattano proseliti ovunque. Son indecisa tra chi delle due categorie mi sta più sulla palle.
    Detto questo e premesso che anche io non sono una fanatica della satira “volgare” – tipo Luttazzi – e che da atea gli unici principi che conosco sono quelli sanciti non nel Vangelo o nel Corano, ma nella Carta Costituzionale, un po’ CH mi sono sentita. Perché a me sta storia del “eh ma lo dovevi sapere che prima o poi a furia di prenderli per il culo…”, “non svegliare il can che dorme” mi suona tipo “bhè però anche lei va in discoteca con la minigonna…”. Come dire: il fatto è da condannare ma la responsabilità deve essere equamente divisa in parti uguale, forse è quasi colpa di chi muore (come diceva il Faber)
    E questo non mi piace. Poi possiamo disquisire quanto vuoi sulle responsabilità dell’Occidente e dei torti che lo stesso ha avuto e ha tutt’ora nel “non sviluppo” di certi paesi del Terzo Mondo. Il dato certo ed inconfutabile è che NOI parliamo di libertà di culto, rispetto delle idee e delle opinioni altrui, e LORO (chiamali terroristi, chiamali pazzi) gridano il nome di un Dio (che se mai esistesse davvero probabilmente in questo momento avrebbe una crisi di nervi) e IN nome di quel Dio ammazzano ad minchiam.
    Ciò premesso, mi complimento per come scrivi. Hai un vero talento

    RispondiElimina
  2. Intanto ti ringrazio per i complimenti in chiusura.
    Vorrei eprò fare una precisazione: non intendo sostenere che quelli di CH se la siano andata a cercare. Mai. Ho voluto fare un distinguo fra l'assurdità dell'azione di questi fanatici, e l'inutilità della satira.
    Io sono convinto che, oggi, ci sia un abisso culturale e morale fra NOI e LORO: credo che noi abbiamo il dovere (e l'interesse) di far "maturare" ed "evolvere" queste popolazioni sulla strada del rispetto dei costumi e delle opinioni altrui. E della vita, soprattutto.
    L'ingerenza dell'Occidente nelle questioni politiche ed economiche, non aiuta a percorrere questa strada evolutiva.
    Non é la causa della violenza, ne é la vittima. E ostacola l'evoluzione delle coscienze.
    Grazie.

    RispondiElimina
  3. Grazie a te per avermi risposto.

    RispondiElimina