giovedì 2 aprile 2015

GIMME FIVE, COMPAGNO!


C'é stato un periodo, nella nostra storia recente (dagli anni sessanta in poi), in cui - per poter ottenere l'accredito alla corte degli artisti e degli intellettuali italiani - era sufficiente dichiararsi di sinistra, parlare un po' a casaccio di diritti dei lavoratori, popolo, democrazia, resistenza, e il gioco era fatto.

Qui si parla di Lorenzo Cherubini, ragazzotto romano del 1966, in arte Jovanotti, che - volendo darsi una ripulita dagli abiti poco nobili del rapper per giovincelli assidui frequentatori degli schermi di Italia Uno - un giorno incontrò Walter "Uolter" Veltroni, da poco massimo dirigente dei Democratici di Sinistra. Uolter ai tempi viveva l'angoscia di trasformare il vetusto figlio dell'innominabile Partito Comunista in un moderno e presentabile partito democratico di impronta kennediana. E come JFK aveva Frank Sinatra, così Uolter si procurò l'artista da mettere in vetrina: Jovanotti.
I due affrontarono argomenti politici, con toni che immagino sarebbero stati degni di Gramsci. Il colloquio, ad una tavolata di qualche ristorante romano (da noi si usa così, intellettuali e politici affrontano questioni impugnando forchette d'argento con i rumori di Via Veneto sullo sfondo), fu immortalato e pubblicato su Repubblica.

In questo modo il ragazzotto con la zeppola, apostrofato malamente in un fuori onda durante la serata finale di Fantastico 1990, ridicolizzato per mesi da gran parte degli ambienti aristo-progressisti, fu fatto accomodare nel salotto buono della cultura new labour italiana.

Tu pensa cosa fanno du spaghi nel ristorante giusto.

Da quel momento, il buon Jova andò in giro per il mondo a fare incetta di figurine dell'iconografia di sinistra, classica o meno: Fidel Castro, Cuba, il terzomondismo, la revoluciòn e Che Guevara, il primo maggio e il venticinque aprile, e altra cianfrusaglia buona per imbottire la retorica, con l'aggiunta di qualche sporadico e innocuo assalto al Vaticano, che non guasta mai.

Grazie all'incredibile cassa di risonanza della stampa italiana, spesso incapace di dare risalto a ciò che andrebbe raccontato, ma abilissima ad amplificare l'inutile, il superfluo, il dannoso, Jovanotti si é trovato alla bocca un gigantesco megafono dal quale non si é limitato a cantare L'ombelico del mondo, ma che ha al contrario utilizzato per diffondere delle banalità assolute in tema di politica: banalità che - se ascoltate al bar - farebbero scrollare le spalle; ma che - se riportate, come é stato, dai quotidiani nazionali - provocano come minimo un po' di irritazione.


Il 1 settembre 2013, in un intervista a Gramellini (cerchiamo di capire a quali livelli siderali ci stiamo innalzando), l'icona Veltroniana sosteneva: "Berlusconi simpatico, è avversario politico non antropologico", proseguendo "se gli concedessero la grazia non mi scandalizzerei". L'articolo prosegue sostanziando il suo pensiero (se così vogliamo definirlo) nella critica alla sinistra italiana troppo vincolata al proprio passato, troppo conservatrice. Eh già.

Ora, a botte di rap-torica e di selfie, abbiamo al potere Matteo Renzi, che del non-pensiero di Jovanotti é la materializzazione politica. Il nulla assoluto, ma rinnovatore. Ad accontentarsi...

Infatti Jovanotti é felice di questo vuoto ma innovativo (forse perché tale vuoto é affine a quello che il rapper ha nella testa). E si scaglia contro chi prova a riportare la sinistra su un binario consono a quelli che dovrebbero esserne i principi. Quel Maurizio Landini che perfetto probabilmente non é, ma che sta provando con coraggio a combattere una lotta contro la deriva destrista di tutto un blocco politico. Un Landini che, almeno, parla per esperienza fatta, di lavoro e di diritti dei lavoratori. Che sta cercando alleanze con chi crede ancora che la sinistra debba difendere dei valori e non debba essere solo un brand per i radical chic italiani che vogliono fare i borghesi col portafoglio gonfio e la fabbrichètta in attivo senza sporcarsi le mani con quei rozzi del centro destra.

Ma il gran visir dei cialtroni, dall'alto del suo pulpito inaspettato, cassa i buoni propositi del leader FIOM, bollando il suo progetto come vecchio e appartenente ad una sinistra che perde.

Già, come ci ha già insegnato Renzi, vincere é quello che conta. Non importa cosa comporti la vittoria. 

Eppure io continuo a pensare che - contrariamente a Machiavelli, concittadino di quel bischero che ora ci governa fra un selfie e un tweet - siano i mezzi a giustificare il fine e non viceversa.

Gimmefive, yo!







2 commenti:

  1. Pienamente in linea col tuo sentire.

    RispondiElimina
  2. ecco appunto, concentriamoci su Landini. Siam qua ad attendere come il Messia qualcuno che, per dirla alla Moretti, dica "qualcosa di sinistra", e sprechiamo commenti per Jovanotti!!!!! Ma per favore!

    RispondiElimina