martedì 3 novembre 2015

FOGLIE DI FICO E CAPITALI MORALI





Quello che mi sconforta di questo assurdo paese in cui viviamo, é la capacità di tradurre tutto in termini di campanile.
La logica campanilista non fa bene ad una nazione, non la unisce, ma non solo: inibisce la capacità di analisi, la replica di modelli funzionanti, se non vincenti.
Alberto Asor Rosa, nell'editoriale de Il manifesto di oggi declina una contrapposizione strumentale fra Milano e Roma, con lo scopo di contestare il tentativo di applicare il modello Milano per la soluzione degli evidenti problemi della Capitale. Gli argomenti addotti sono a dir poco imbarazzanti.
Qualsiasi cieco, se non in mala fede (come mi sembra Asor Rosa), si accorgerebbe della differenza fra le condizioni in cui si dibatte Roma e l'oggettiva rinascita di Milano. Vomitare insulti, o luoghi comuni, o sarcasmo su Milano é surrettizio per continuare a legittimare l'abbandono morale e materiale della città che sicuramente é la più bella del mondo; Roma, però, é bella perché raccoglie in sè millenni di storia. Non é bella per il proprio presente. Vado a Roma almeno tre volte all'anno: l'ultima volta l'ho vista in Luglio. Faceva schifo. Non schifo i palazzi dell'Epoca Papale, non l'Aventino, non i Fori Imperiali, che Milano non avrà mai. Facevano schifo le strade, i servizi, i mezzi di trasporto, le stazioni, le strade, i luoghi di vita ordinaria.
Asor Rosa adduce a difesa di Roma temi che tollererei a fatica dallo sconosciuto incrociato al bar: "Roma è, ahimè, il luogo del potere e dei Palazzi: la Pre­si­denza della Repub­blica, la Pre­si­denza del Con­si­glio e il Governo, il Senato, la Camera dei Depu­tati, i Mini­steri, gli orga­ni­smi diri­genti della Magi­stra­tura, della scuola, dell’Università, dei corpi sepa­rati dello Stato, ecc. ecc. Tutti, ovvia­mente, gestiti al novanta per cento da non romani: tutti orien­tati a difen­dere inte­ressi che con Roma non ave­vano niente a che fare".
Quindi, sulla scorta di quanto detto dal Professorone del Manifesto, anche Madrid, Parigi, Londra, Mosca, Berlino, città delle dimensioni di Roma e non della piccola Milano dovrebbero dibattersi negli stessi problemi della nostra Capitale. Non mi sembra sia così. Senza contare che Milano non é gestita esclusivamente da milanesi; siamo ancora a questo livello di argomentazione?
Asor Rosa continua con un'impennata di pochezza che starebbe bene all'imboscato di un corteo per centri sociali e non ad un analista politico: "Se prendessimo alla lettera per Milano la definizione di “capitale morale”, dovremmo chiederci sul piano storico come sia stato possibile che da siffatta realtà politico-urbanistico-civile siano precipitate sull’Italia le due sciagure politico-istituzionali ed etico-politiche più terrificanti dell’ultimo secolo e mezzo, Benito Mussolini e Silvio Berlusconi. Che Torino, culla della nostra unità nazionale, per questo e per altri motivi, sia più degna di tale definizione?"
Trascurando il fatto che Asor Rosa vuole eleggere a Capitale Morale la Torino degli Agnelli (che per me rappresentano la sciagura più grave mai abbattutasi sull'Italia, in quanto non transitori e occultamente perniciosi, Mussolini e Berlusconi hanno imperversato per venti anni ciascuno, gli Agnelli e i loro eredi stanno succhiando sangue all'intera nazione da circa centocinquanta anni, sostenendo in modo indiretto i peggiori partiti di Governo), penso che  r
isolvere la questione dicendo che non si può palare di Milano come Capitale Morale perché ha avuto Mussolini e Berlusconi, significa - oltre ad avere pregiudizi strumentali - non avere il senso della Storia (cosa de da A.A.R. ci si aspetterebbe, invece). Milano ha generato Mussolini, ha generato Berlusconi, ha generato la Lega. Ha anche generato il Socialismo della Kuliscioff e di Filippo Turati. Ha generato i primi movimenti sindacali, le prime rivolte per la difesa dei diritti dei lavoratori. Milano é la città della Resistenza. Milano é la città che ha visto sì, l'ascesa di Mussolini, ma che ne ha anche decretato la fine. Ha generato il Futurismo, la Scapigliatura, é sempre stata pronta, più pronta della tronfia Torino o dell'auto compiaciuta Roma, a cogliere i segnali di novità (e il Fascismo, che ci piaccia o meno, rappresentava una frattura col passato; giudicare la nascita del Fascismo e incolpare di ciò Milano sulla base della dietrologia, é uno sterile, inutile e dannoso esercizio); Milano non é una città di vergini, ma é una città che non esita a ripulirsi, quando serve. Milano é stata Tangentopoli, perché Milano ha avuto il coraggio di squarciare il velo sulle proprie miserie. Non ha detto "la corruzione non esiste", come a Palermo si dice "la mafia non esiste".
Milano non é perfetta, ma conviene a tutti che si impari da questa città, invece di impermalosirsi e focalizzarsi sulle pagliuzze, o nascondersi dietro la ridicola foglia di fico del numero di abitanti inferiore rispetto a quello della Capitale.

L'alternativa é assistere al degrado quotidiano, che non é solo di una Città (la più bella del mondo), ma del simbolo di un'intera Nazione. E che il romano sopporta in modo autoreferenziale, dato che continua a sbandierare agli altri la gloria di due mila anni fa.
Limitarsi all'analisi del Manifesto, senza provare a fare ulteriori considerazioni, significa impedire un passo in avanti nella comprensione di ciò che é stato l'affaire-Marino e - di fatto - prestare il fianco a occasioni simili per il futuro.
Asor Rosa (e quelli che pensano ottusamente come lui), farebbe bene a venire a vivere qualche anno a Milano: forse riuscirebbe a cogliere qualche spunto diverso da quello che gli ha fatto scrivere la raffica di banalità auto assolutorie sulla povera Roma.

3 commenti:

  1. "grazie Pisapia"...credo che il merito di questo vero e proprio Rinascimento milanese sia da riconoscere anche in parte a Lui che ha ereditato una Milano post-Moratti in stato quasi catatonico

    RispondiElimina
  2. Roma é una città che quando non é in mano ai Casamonica, é sequestrata dai tifosi e dai turisti. I cittadini romani nel corso dei secoli non sono cambiati, cives romanus sum, io sono romano e tu non conti niente, sei provincia. Tralasciando le cause del degrado romano, ricordiamo quanto é stata generosa Milano e quanti merodionali ha accolto, come nessun altra città. E non parlo di forza lavoro, di bestiame come per la Mirafiori, Milano é stata land of opportunity per chiunque. Chi parla male di Milano, chi non ne riconosce l'oggettiva efficienza, non si è mai imbattuto con l'imponenza del duomo, all'uscita di un anonimo viaggio in metropolitana.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. L'imponenza del Duomo...la magnificenza della Galleria...la musica della Scala prima e degli Arcimboldi ora. Il fastidioso - per tanti - successo di Expo. Milan l'è una gran Milan.

      Elimina