lunedì 25 luglio 2016

MOONLIGHT




Le nuvole si erano improvvisamente diradate e avevano lasciato la luna libera nel nero del cielo. La luce che si irradiava con pallida violenza, trasfigurava il melograno e le betulle del cortile quadrato, ricoperto di ghiaia bianca e aiuole fiorite. L’aria era calda e densa di umidità, non sembrava proprio un’estate del nord. Lontano, si udiva il fragore della ferrovia.
Al secondo piano, la porta della ringhiera destra era spalancata; oltre di essa, il fioco barlume di molte candele faceva danzare ombre colorate d riflessi arancioni. Una musica fuori dal tempo usciva da quella porta: Billie Holliday miagolava per una coppia trasognata. Due clandestini per tutti, fuorché per sé stessi.
Lui, rivolto al lavandino, scardinava gusci di ostriche con l’imperizia di chi era abituato solo a trovarsele nel piatto; la ragazza, seduta al tavolo, lo osservava intenerita, coperta da un sottile vestito di seta nera che mostrava le spalle abbronzate.
Quando l’uomo si voltò, reggendo con orgoglio infantile un grosso piatto tondo carico di preziose conchiglie e lo posò nel mezzo del tavolo, la giovane donna si mise una mano sulla bocca per soffocare una risata di sorpresa. Tenne a lungo la mano davanti alla bocca e singhiozzò, quasi. Guardò dritta davanti a sé, quegli occhi che ormai riconosceva come il proprio rifugio, e tacque. Il cristallo dei bicchieri luccicava riflettendo il luccichio delle fiammelle.
Un mare di pensieri le attraversò la mente, molti dei quali non riuscì a trattenere o a definire. Si guardò intorno, i calici di champagne, le candele, la musica, la luna piena; aveva desiderato a lungo un momento così, come tanti degli altri momenti condivisi.
Mangiò le ostriche trasognata, alla sua maniera, versando gocce di champagne nel cavo di madreperla e risucchiando il vino e il mollusco fra le sue labbra carnose. Sorrideva e annuiva e stringeva la mano dell’uomo che sembrava un ragazzino al primo appuntamento.
Lui si beava del suo stupore, ingoiava ostriche e cercava gli occhi di lei nella penombra. E quando non vi furono che conchiglie vuote, la prese per mano e la portò nel centro della stanza. Le cinse la vita, si chinò su di lei e ballò; non lo aveva mai fatto prima, per tutta la sua vita. Lei aderiva al suo corpo, e si lasciava cingere e si baciavano senza soluzione di continuità. Ridacchiavano dei propri passi goffi, ma non smettevano di ballare.
E fuori, oltre la porta spalancata, non era più il cortile quadrato con le betulle, non era una normale casa di corte in un tessuto urbano perso nella piana lombarda.
Era la Louisiana, con i salici piangenti e la palude, e i giardini fioriti oltre il portico neoclassico. E l’aria era umida di quell’umido del Sud e profumava di erba tagliata.
Fecero l’amore nudi, con la porta e le finestre spalancate, al buio e per il buio nemmeno capirono come si stessero amando, solo sapevano che uno era dentro l’altra e che i loro corpi erano intrecciati non meno del proprio spirito.
Si ritrovarono seduti sui gradini che portavano all’androne. Scalzi e seminudi. Fumarono in silenzio, guardando il pavimento di grosse mattonelle bianche e nere. Da lontano si udì nuovamente il treno che correva verso nord. La ragazza si rannicchiò contro la sua spalla, cingendosi le ginocchia con un braccio. Si tirò indietro un ciuffo che le cadeva sulla fronte; alzando gli occhi, si rese conto che intorno a sé non c’era il giardino fiorito di una villa coloniale, né salici piangenti, campi di cotone o paludi.
La musica era cessata, la voce di Billie Holliday era sfumata verso il silenzio, confondendosi con il sibilo del treno.

Si voltò a scuotere la cenere dalla sigaretta e sentì improvvisamente freddo: accanto a lei c’era solo un’ombra, un’ombra vacua a confondersi con la cenere, a confondere il tutto.

4 commenti:

  1. "Guardò dritta davanti a sé, quegli occhi che ormai riconosceva come il proprio rifugio, e tacque."

    Ecco esatto un rifugio....
    Un racconto bellissimo

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  2. Il sogno è l’ultima notizia che possiedo di te.
    - Franz Kafka -

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  3. «Saperti amante e non poterti avere,
    star lontano da te quando in cor m’ardi,
    aver la lingua e non poter parlare,
    udir quest’acqua e non chinarsi a bere,
    correre in riga quando a lenti e tardi
    passi vorrei penosamente andare».
    Umberto Saba

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  4. Amore faccio tutto ciò che posso perché il mio amore non ti disturbi (V.Hugo)

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