lunedì 19 dicembre 2016

BIANCO E NERO


E poi, dopo molto tempo, mi capitò di rivederla, come si guarda un film in bianco e nero o uno sbiadito paesaggio invernale su una cartolina d’epoca.
Passeggiava senza vitalità nella folla disordinata degli ultimi giorni prima del Natale. Grigia la sua pelle, come grigi erano i suoi vestiti; anche i suoi capelli, che avevo conosciuto più lucenti per il sole dell’estate, erano lunghi e scuri, e davano cupezza a un viso che aveva perso ogni luce, ogni sorriso.
Lo sguardo vuoto fissava un punto indefinito avanti a sé, e le labbra e i lineamenti erano privi di espressione.
Non era una visione figlia della suggestione, allucinazione scaturita dalla necessità di far rivivere una storia incompiuta, o della somiglianza che porta inevitabilmente al ricordo di una persona cara. 
Era indiscutibilmente la donna che avevo amato: solo che non era più lei.
Camminava, come se nemmeno toccasse terra con i piedi, le braccia lungo il corpo senza dare l’impressione di seguire una direzione: semplicemente si muoveva da un punto all’altro, perché così doveva fare.
Provai pena perché riconobbi, in quella sorda inerzia priva di scopo, la metafora autolesionista della sua vita: aveva boicottato in quel modo gran parte della propria giovane età, lasciandosi guidare dagli altri, lasciandosi portare dagli eventi senza provare a contrastarli. 
Una terribile indifferenza al proprio destino, che l’aveva velocemente spenta. Il boicottaggio di sé stessa, visto come una autoimmolazione. A lungo mi chiesi su quale altare fosse necessario che si immolasse: non lo capii mai.
Quando realizzai che si trattava di lei, mettendo tardivamente a fuoco l’immagine del suo volto in mezzo a migliaia di altri volti sconosciuti, lei era già passata oltre.
Mi fermai all’improvviso; lasciai che l’uomo alle mie spalle mi urtasse, scansasse, offendesse prima di allontanarsi carico di sacchetti; mi voltai a cercarla nel formicaio umano: la vidi, finalmente, e restai a osservarla, seguendo il suo stanco incedere. Non provai a chiamarla, né la rincorsi: non avrebbe avuto senso.
Mi limitai a accompagnarla con lo sguardo, consapevole che ogni cosa ha un proprio tempo: il nostro era passato.

11 commenti:

  1. Quando gli affari vanno male, l'importante non è trovare il modo di farli andar meglio, ma trovare qualcuno sul quale gettare la colpa. (G. Guareschi)

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  2. Sono qui
    bellissima in tutte le mie passioni
    che vorrebbero parlarti
    nel loro bruciante silenzio
    e tu?
    Ospiti un desiderio sognato
    in occhi di un confine lontano
    perché le loro lacrime
    accarezzano un altro corpo.
    Sono qui
    tra sete di pianto e risa
    elegantissima nel sogno cieco
    di una notturna giovinezza
    chi si dilata per coprire i brividi
    della distanza tra un te e un ti amo.
    E sono qui
    con le gambe accavallate
    e l'infinito di un amore
    che è alla ricerca di sé dietro
    una finestra spezzata dal mare d'inverno.
    E sono qui senza anni
    nell'incanto delle ferite
    che mi hai donato.
    Lucia Ferrara

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  3. Quella notte la passò insonne....l'immagine del volto riflesso nella vetrina.
    Avrebbe voluto saltargli al collo, abbracciarlo supplicandolo tra un bacio e l'altro di quelli che lei aveva sempre sognato, di perdonarla e di non lasciarla andare.
    "Cercami come fai con tutte le altre....".
    Le gambe, le braccia e la testa le facevano male...e non riusciva più nemmeno a piangere.
    I suoi occhi pieni di pena e odio li sentiva addosso e rappresentavano la pena che avrebbe dovuto espiare per aver scelto...sì aveva scelto di arrendersi, di smetterla di rincorrere un sogno, una immagine riflessa nel vetro di un anonimo negozio.
    Amava quell'uomo,ma non lo avrebbe mai avuto.
    Negli anni aveva aspettato auguri di compleanno, di Natale che puntualmente non arrivavano mai. Sapeva che c'era sempre un'altra che lo aveva rapito.
    Prima J.Brutta, con un abbigliamento desueto ma sicura di piacere, poi S.bellissima, ma marcia dentro...queste quelle che lei conosceva, ma sapeva che ne esistevano altre cui lui dedicava tutta la sua attenzione.
    Lei si limitava ad osservare e a mangiare dolore per ciò che avrebbe voluto e non avrebbe mai avuto.
    Lui ora la odiava e lei invece continuava ad amarlo.
    Il volto sulla vetrina iniziava a sbiadire, cominciava a svanire lentamente...inutile allungare una mano per fermarlo, troppo tardi.
    Chiuse gli occhi e ripeté ancora una volta "ti amo".

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  4. L'amo quando lei non mi vede
    e non sa che ci sono,
    E io l'amo a modo mio.
    Lev Tolstoj

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  5. Quando mi sentivo sola,
    sussurravo il suo nome,
    il nostro nome, e,
    trattenendo il respiro
    aspettavo un'eco, certa
    che un giorno avrebbe risposto.
    Khaled Hosseini

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  6. Potrei dire a quell'attimo:
    Fermati dunque
    sei così bello

    J W. Goethe, da "Faust, II, atto V"

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  7. Amore è solo un nome,
    chiunque lo può spergiurare invano.
    Invece amare, verbo all'infinito,
    è incandescente.
    Chi lo afferma deve darne prova
    fino all'accecamento.
    Erri De Luca

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  8. Lei desiderava un sorriso. Una musica muta.
    Una riva di mare.Per bagnarsi. Il suo amore impossibile.
    I suoi piedi nudi e piagati. I suoi meschini capelli.
    Lei ignorava che il ricordo è un ferro piantato alla porta.
    Non sapeva nulla. Della perfezione del passato,
    del massacro delle notti solitarie.
    Non sapeva che il più grande desiderio è un niente che s’inventa stranissime cose.

    Alda Merini

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  9. "Al mio fianco, in metropolitana, è seduta una ragazza che sta scrivendo un messaggio su Whatsapp. Ci ha a che fare ormai da una decina di minuti. Scrive quello che sembra un messaggio lungo poi, prima di inviarlo, lo cancella e blocca il telefono. Resiste qualche secondo e torna a scriverlo, per poi non inviarlo e bloccare di nuovo il telefono.
    La conversazione che apre ogni volta è composta da soli messaggi inviati e nessuno ricevuto e al posto del nome c'è un numero di telefono.
    Gli occhi lucidi mi fanno pensare allo sforzo che sta facendo per trattenersi. Ha cancellato il contatto dalla rubrica, ma il resto è ancora tutto lì. La rabbia, la delusione, l'amore distrutto. Perché è inutile girarci attorno, sì, l'amore è intimo, privato, ma non riesci a nasconderlo." (A. Schiena)

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  10. Era una di quelle cose a cui non vuoi credere, così continui a sperare.
    Come quando rileggi una lettera nel tentativo di trovare quello che avresti voluto.
    Quando aggiungi un po' d'acqua nella padella per recuperare il cibo che hai fatto bruciare.
    Quando ascolti una canzone allegra per sentirti felice.
    Quando incolli i pezzi di un vecchio vaso per farlo tornare come nuovo.
    Sai che è inutile, ma continui a farlo.
    E lo fece ancora. Ancora una volta disse: "Se hai bisogno, sai che io ci sono".
    Ma non avrebbe mai avuto bisogno.(A.Schiena)

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  11. Frugava, frugava...sapeva che la ricerca sarebbe stata facilissima.
    In effetti il lavoro era stato più semplice del previsto.
    Due foto, dello stesso posto lo stesso giorno...
    Che dilettanti...

    ....La guardava, era bellissima. La osservava...e leggeva le cretinate che facevano da corollario ai suoi post di viaggi, selfie e via dicendo.

    Passò all'altra...diversa ma sempre bellissima. Che avesse buon gusto era chiaro e subito una vocina "In effetti...io non sono così".
    Già perchè ad un certo punto la sua attenzione non era più rivolta a lui, ai commenti alle foto...no no.
    Lei ormai era concentrata sulle "altre".
    Le stava vivisezionando...in ognuno di loro individuava tutto ciò che lei non aveva...occhi, capelli, gambe, tette, perfino l'intelligenza...tutto insomma e più le guardava più sentiva un dolore allo stomaco che si spandeva alla schiena, al collo per finire alla testa. Dentro alla testa.

    E lui?...Non era lui che le faceva male. Erano le altre quintessenza della perfezione.

    Si soffermava su ogni dettaglio e il suo passato da masochista riemergeva, prepotente, violento, scarnificava il suo ego, fragile e ammaccato, senza pietà.

    Prendeva una sua foto e la accostava a quella che, con ogni probabilità, era stata scelta e si mortificava. Nessun filtro sarà mai abbastanza si ripeteva in continuazione, ameba, grigia e sciatta, e in più traditrice, pettegola banderuola.

    Dentro alla sua testa, malata di certo, si stava svolgendo l'ennesimo processo dove lei era tutto: imputata, avvocato, pubblico ministero e giudice. E la sentenza pronunciata in tempi brevissimi, senza prova a discarico, senza alibi: colpevole!

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